Roberto Rossi - Precerutti

Le opere di Giovanna Magaddino affascinano e turbano disponendosi come gli sparsi ma all'infinito ricomponibili  frammenti di una misteriosa araldica, che tuttavia assume un volto familiare se siano in grado di scioglierne l'enigma collocandola e inverandola nel nostro paesaggio interiore, se la suscitiamo dalle plaghe inesplorate dei nostri psichismi : i colori e gli smalti stesi sul rame sapientemente modellato hanno il nitore e l'esattezza dei blasoni antichi, ma dischiudendosi come preziose e istoriate quinte al di là dai misurabili confini del palcoscenico del reale, rimandano ad un "oltre" tutt'altro che pacificato, alla necessità della vertigine.

In altre parole, tra la Cosa e la Rappresentazione Giovanna  sembra scoprire il Nulla ; nel medesimo tempo, però, sa restituirsi, e soprattutto ci ridona al mondo naturale, inteso come evento sensibile, attraverso una illimitata fiducia nel segno, nel linguaggio della propria arte, uniche garanzie dell'irripetibile presenza e "pienezza" degli oggetti che compongono la realtà.

Una "coscienza terrena, dunque ; una riflessione profonda sull' "esserci"  sulla breve durata delle cose, ma anche ineffabile felicità di questo non replicabile "qui e ora" . Acque, rocce, alberi, ali, lunghi dall'essere i soggetti di un figurativismo un po' logoro, si offrono alla vista con una verginità aurorale, come se fosse la "prima volta" : infinitamente nuovi proprio per la loro finitudine, intensamente vibranti nel continuo vanire, trasmutare.

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